ANTONIO MAFFIOLETTI 

 ANTONIO MAFFIOLETTI 

Antonio Maffioletti imparò fin da bambino ad animare i burattini facendo da aiutante al papà Camillo, burattinaio, durante le sue rappresentazioni. Insieme portavano il loro teatrino nei cortili delle cascine e nelle piazze di Zanica e dei paesi vicini. Il compenso? Uova, farina, qualche gallina o i prodotti della terra. Seppur poco, bastava. Loro si divertivano facendo divertire la gente con le storielle di Gioppino. Rimasto solo, Antonio, seguendo le orme del padre, inventa nuove storie e crea nuovi personaggi ispirandosi a volte a persone del paese. Costruisce da sè i propri burattini, proprio come vuole la tradizione. Qualcuno gli propone di rappresentare vicende più importanti e più elaborate, ma Antonio preferisce la semplicità delle sue storie e sa improvvisare e modificare lo spettacolo in funzione della risposta del pubblico. Come tutti i grandi burattinai, non si limita a un monologo, ma riesce a coinvolgere lo spettatore facendolo dialogare con i burattini. Numerosi i suoi spettacoli al Circolo Lavoratori e all’Oratorio di Zanica, ma anche nei paesi limitrofi. Non disdegna nemmeno le cascine, gli ospedali e le case di cura, dove porta un po’ di allegria a chi non sempre ha voglia di sorridere. Si esibisce con successo pure in Svizzera, invitato dal cugino che vi risiede. Con l’aiuto dell’amico Angelo Caroli e del fratello Augusto, forma un trio veramente affiatato (“il trio primavera”) e i suoi spettacoli sono molto richiesti e apprezzati. Ma la malattia incombe. Negli ultimi spettacoli c’è anche il figlio Luca con lui... Tutte le persone di Zanica che lo hanno conosciuto, ancor oggi lo ricordano con affetto e simpatia; Antonio sapeva far ridere tutti, ma proprio tutti. Le sue storie più famose? Eccole: “Ol Giopì a Milà”, “Ol Giopì e il mago Arogante”, “Ol Giopì e il re di Persia”. Qualcuno le rappresenterà ancora?

La signora Lidia, zanichese, di lui ha scritto:

«Con semplici parole, ma con tanto entusiasmo, ricordo questa persona come sinonimo del buonumore. Ai grandi raccontava aneddoti e barzellette con tanta bravura che faceva trascorrere il tempo in allegria; in sua compagnia scordavamo i pensieri tristi. Lui si emozionava quando parlava dei suoi burattini, li amava come fossero creature sue, e lo erano, perchè lui dava vita a questi personaggi tipici bergamaschi: il Gioppino e la Margì in compagnia di altri burattini. Antonio sapeva animarli con tanta bravura nell’interno del suo teatrino ambulante, dando tanta allegria sia ai grandi che ai piccini. Rallegrava i bambini nelle scuole materne, negli oratori e molte volte anche nelle case di cura. Non è facile fare il burattinaio e saper dare gioia alla gente, ma lui ci riusciva. Purtroppo Antonio se ne andò prematuramente. Anche i suoi burattini sentiranno la mancanza di colui che li tenne in vita per tanto tempo. Erano di legno, ma animati da lui diventavano creature vive".

Grazie, Antonio, per le ore allegre che hai saputo dare a tutti noi. Io penso che anche i tuoi piccoli amici siano con te: non potevano lasciarti solo, anche in paradiso ci sono i bambini che vogliono divertirsi. Ricomincia a dare loro gioia e allegria, e gli Angeli Custodi ti diranno: ”Grazie, Antonio, di essere qui”.

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